“Loghi sonori”​ come strategia di marketing

Mastercard, BBVA e non ultima Volkswagen, così come accennato in questo precedente articolo, stanno lavorando all’audio branding. Ma da dove nasce questa “novità”?

In realtà non si può parlare di vera e propria innovazione, poiché uno dei primi elementi che i brand hanno creato nell’ambiente dei media moderni sono stati i loro jingle. Con la comparsa della radio e la sua divulgazione, i jingle accattivanti erano il modo migliore per trasmettere un messaggio e farlo diffondere tra i consumatori. Tuttavia, negli ultimi anni, il suono aveva perso peso rispetto ad altri stimoli durante la progettazione di campagne e strategie. Era pur sempre lì, vero, ma i brand hanno preferito focalizzare l’attenzione su altri elementi piuttosto che sperare che qualcuno canticchiasse il loro jingle. Era troppo improbabile.

Eppure, negli ultimi tempi un elemento va riposizionandosi. Non è un jingle, ma un modo per connettersi con i consumatori attraverso la musica. È il logo sonoro. Mastercard ha rilanciato una riprogettazione del suo logo qualche tempo fa presentando anche un audio brand.

Non è l’unica azienda che ha creato loghi audio negli ultimi tempi.

L’audio brand si è affermato come uno degli strumenti del marketing multisensoriale. Le aziende hanno capito che in un universo sempre più competitivo e stimolante, in cui bisogna lottare sempre di più per aggiudicarsi l’attenzione dei consumatori, devono essere in grado di posizionarsi in un modo non solo più innovativo ma anche di essere in grado di sfruttare quei sensi sottoutilizzati dagli altri marchi. Il marketing sensoriale utilizza i cinque sensi per connettersi con il consumatore, creando anche esperienze più coinvolgenti.

Il logo sonoro ha un ulteriore scopo. Permettono di identificare il brand rapidamente e quasi inconsciamente offrendo anche altri vantaggi chiave.

Perché sono importanti?

La chiave sta nella nostra memoria. Come spiegano gli esperti, il cervello umano è pronto a elaborare la musica e ricordarla, ma non ad accumulare suoni sterili e rumore. Cioè, saremo in grado di ricordare qualcosa che funziona più come una melodia, ma non semplici rumori o suoni di sottofondo. È questo che ci permette di ricordare, ad esempio, le canzoni pop che andavano di moda durante la nostra adolescenza, ma non altri tipi di suoni che abbiamo ascoltato ripetutamente durante la nostra vita.

Questa è l’idea di base che segna il modo in cui i loghi musicali e i suoni collegati ai marchi vengono creati in questo momento. Le aziende stanno progettando musica che possa essere utilizzata in vari ambienti e che faccia associare ai consumatori il suono a quel determinato brand.

Inoltre, un’altra questione fondamentale deve essere presa in considerazione. L’audio brand non può essere visto semplicemente come musica. Cioè, non si tratta solo di creare una canzone accattivante ma è necessario progettare un’immagine sonora che si adatti a ciò che il marchio è e a ciò che vuole trasmettere. Deve funzionare esattamente come gli altri elementi del brand, deve trasmettere idee e valori.

Riconosci di che marca è?

Il successo dell’audio branding risiede nell’effetto che ha sulla mente del consumatore, facendo sì che le melodie associate a questi marchi restino nella nostra memoria, essendo facilmente riconoscibili e identificabili. Questo effetto è diventato popolare anche su piattaforme come YouTube, dove possiamo trovare video che, come una sfida, ci invitano a riconoscere diverse aziende semplicemente ascoltando il suono associato ai loro marchi.

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- SIR RICHARD BRANSON

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